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martedì 27 luglio 2010

intervista a Chuck Berry su Repubblica

da Repubblica del 19 luglio 2010
pagina 35 - sezione: SPETTACOLI E TV


E Chuck Berry arriva in Italia

Potessimo avere una foto del momento esatto in cui nel 1955 a Chicago Chuck Berry consegnò la sua "Maybellene" al discografico Leonard Chess, sarebbe come avere tra le mani un'istantanea del big bang dell'universo rock.
Berry fu quella scintilla: prima di lui c'era il blues e il country, dopo di lui si cominciò a parlare di rock'n'roll. I Beatles e i Rolling Stones hanno iniziato risuonando le sue canzoni, e quando John Lennon e Keith Richards si sono ritrovati su un palco con lui si sono fatti piccoli piccoli, rispettosi come ragazzini di fronte al genio della lampada.
A 83 anni Berry torna a suonare in Italia, il 6 agosto al festival Summer Jamboree di Senigallia.

Signor Berry, quando cominciò a suonare lei era consapevole di essere l'iniziatore di una rivoluzione musicale?
«Cominciai a suonare solo per compiacere me stesso. Allora, come del resto anche oggi, amavo il blues e la musica country, e mischiandole nella mia testa ho creato il mio suono»
Come si sente quando qualcuno dice che senza di lei non ci sarebbero stati i Beatles, i Rolling Stones o Bob Dylan?
«È vero, molti dicono che non ci sarebbero stati né Beatles, né Stones, né Dylan se non fosse stato per me. Ma non è del tutto vero. La musica è in continua evoluzione e ogni musicista suona ciò che gli frulla per la testa, è proprio quello il modo in cui ognuno raggiunge il suo suono. Ovviamente, ciò che ogni nuovo musicista realizza ha il suo fondamento nella musica che egli ha ascoltato e che ascolta intorno a lui, alla radio o nei club e negli altri luoghi in cui si suona musica dal vivo. Tutto questo contribuisce a disegnare il suo percorso musicale. Dunque in questo senso è vero, tutti questi artisti nei loro primi album realizzarono cover delle mie canzoni, sono andati avanti nel loro percorso partendo proprio dalla musica che avevano ascoltato nei miei dischi. Del resto anch'io ascoltavo la musica di Louie Jourdan, di Hank Williams Sr. e di Muddy Waters: è quello il background del mio suono»
Ci sono fattori o elementi specifici che hanno determinato il passaggio dal blues al rock'n'roll?
«La verità è che la gente continua a fare musica. Ogni persona, specialmente ogni innovatore, rielabora la musica che ascolta e il suono che produce è ciò per cui viene ricordato»
Ha mai provato un vero sentimento di rivalità nei confronti di Elvis Presley?
«Elvis era Elvis, un musicista unico nel suo genere. Chuck Berry è Chuck Berry. La mia unica competizione è quella che vivo con me stesso per realizzare bei concerti e per migliorare sempre la mia musica»
Cosa significa oggi per lei ritrovarsi su un palco a suonare la sua musica?
«Amo suonare. E mi diverto ancora a fare i miei show. Ho 83 anni e mi aspetto di poter suonare fino a quando ne avrò 100: il mio agente mi ha detto che fino ad allora lui continuerà ad organizzare serate per me»
Ascolta la musica di oggi? E ci sono artisti nuovi che preferisce?
«Ascolto le nuove band e amo il loro entusiasmo. È una grande cosa vedere questi ragazzini darsi da fare, ma nel mio cuore mi piacciono ancora BB King, Michael Jackson, Aretha Franklin e Hank Williams Senior»

CARLO MORETTI

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